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Informazioni - Infos

Prof. Giovanni Neri

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giovanni.neri@unibo.it
tel. +39 051 2093040
fax +39 051 2093798

 

Statistiche

Informazioni personali di Giovanni Neri


G. NeriNato

Bologna, 9 Dicembre 1945

Studi

Liceo classico - Diplomato nel 1964
Diplomato in pianoforte principale presso il conservatorio  G.B.Martini di Bologna nel 1965 con il punteggio di 10/10
Laureato con lode in ingegneria elettronica nel 1969 presso l' Università di Bologna

Interessi


Mountain Climbing

Via "Ada" - Col dei Boss - Cortina


Sue and I....


Venice Carnival

 

Alcune delle mie poesie preferite

Gaius Valerius Catullus

Si qua recordanti benefacta priora voluptas
est homini, cum se cogitat esse pium,
nec sanctam violasse fidem, nec foedere in ullo
divum ad fallendos numine abusum homines,
multa parata manent in longa aetate, Catulle,
ex hoc ingrato gaudia amore tibi.
Nam quaecumque homines bene cuiquam aut dicere possunt
aut facere, haec a te dictaque factaque sunt;
omnia quae ingratae perierunt credita menti.
Quare cur tu te iam amplius excrucies?
quin tu animum offirmas atque istinc teque reducis
et dis invitis desinis esse miser?
Difficilest longum subito deponere amorem.
Difficilest, verum hoc qualubet efficias.
Una salus haec est, hoc est tibi pervicendum:
hoc facias, sive id non pote sive pote.
O di, si vestrumst misereri, aut si quibus umquam
extremam iam ipsa in morte tulistis opem,
me miserum aspicite et, si vita puriter egi,
eripite hanc pestem perniciemque mihi.
Heu, mihi surrepens imos ut torpor in artus
expulit ex omni pectore laetitias !
Non iam illus quaero, contra me ut diligat illa
aut, quod non potis est, esse pudica velit:
ipsa valere opto et taetrum hunc deponere morbum
o di, reddite mi hoc pro pietate mea

 

Se il bene fatto è dolce da ricordare
per chi ha degli dei timore,
è fedele ai giuramenti fatti,
è incapace nei rapporti umani
di invocare  la divinità per ingannare,
I tuoi anni futuri saranno rallegrati,
o Catullo, dal tuo sterile amore.
Tutto il bene che con fatti e parole si può offrire
  a essere umano
tu l‘hai donato inutilmente
a un’anima senza sentimento.
Perché allora continuare a torturarti ?
Ribellati, liberati di questa misera condizione e cessa di opporti agli dei che ti sono ostili..
Difficile cancellare in un momento un lungo amore.
difficile ma indispensabile.
Quella è la tua salvezza, e in questo devi  riuscire.
possibile o impossibile che sia.
O dei, se è propria della vostra natura la compassione,
se mai in punto di morte
da voi trasse forza creatura umana,
guardate la mia miseria
e per la vita innocente
che ho condotto estirpatemi
questa peste che dal di dentro mi ha spento, come un torpore, ogni sentimento di letizia.
Non desidero più da lei
la stessa mia adorazione,
né un'impensabile virtù.
Desidero solo guarire,
ed espellere questo spaventoso male.
O dei che ho venerato, guaritemi!

(Traduzione G. Neri).


Quintus Horatius Flaccus

 

 

Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quidquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem quam minimum credula postero.

 

Non chiederti (non ti è dato
conoscerlo) quale futuro a me e a te riservano  gli dei, Leuconoe:
e non abbandonarti alle predizioni babilonesi.
Meglio accettare l'incertezza del domani
quale esso sarà, sia che molti inverni
  ci conceda ancora Giove  sia che  questo, che da scogli contrapposti sconvolge il Tirreno, sia  l’ultimo: con saggezza prepara i vini e riconduci in un breve spazio il desiderio
sconfinato. Mentre parliamo,  il tempo impietosamente  scorre::
accontentati del  presente, e dal futuro spera il minimo

(Traduzione G.Neri.)


Eugenio Montale

 

 

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più
lieto:la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi piu' non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
nè qui respiri nell'oscurità.
Oh l'orizzonte in fuga, dove s'accende rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende...)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

 

.


Paul Verlaine

 

 

Je fais souvent ce rêve étrange et pénétrant
D'une femme inconnue, et que j'aime, et qui m'aime,
Et qui n'est, chaque fois, ni tout à fait la même
Ni tout à fait une autre, et m'aime et me comprend.

Car elle me comprend, et mon coeur, transparent
Pour elle seule, hélas! cesse d'être un problème
Pour elle seule, et les moiteurs de mon front blême,
Elle seule les sait rafraîchir, en pleurant.

Est-elle brune, blonde ou rousse? -- Je l'ignore.
Son nom? Je me souviens qu'il est doux et sonore
Comme ceux des aimés que la Vie exila.

Son regard est pareil au regard des statues,
Et pour sa voix, lointaine, et calme, et grave, elle a
L'inflexion des voix chères qui se sont tues.

 

Spesso faccio un sogno straniante e penetrante, di una donna sconosciuta che amo e mi riama e che non è mai la stessa e neppure un'altra e mi ama e mi comprende

Poichè essa mi comprende e il mio cuore, trasparente per lei sola, non ha più dolore per lei sola, e lei sola sa rinfrescare  il madore della mia pallida fronte con il suo pianto.

E'  bruna o bionda o rossa ?  l'ignoro. Il suo nome ? Mi ricordo solo che è dolce e sonoro come quello di coloro che amammo e che dalla Vita sono stati esiliati.

Il suo sguardo ricorda quello delle statue e il suono della sua voce, lontana e calma e grave, ha l'inflessione delle voci care che si sono si sono dileguate nella morte

(Traduzione G.Neri.)


William Shakespeare

 

 

Life's but a walking shadow: a poor player
that struts and frets his hour upon the stage,
and then is heard no more: it is a tale
told by an idiot, full of sound and fury,
signifying nothing. (Macbeth)

 

.La vita è solo un'ombra sfuggente, un mediocre attore che si affanna e si agita a sul palcoscenico e il cui ricordo svanisce; è una storia insensata, piena di violenza e di strepiti, che non ha alcun significato


Eschilo

 

 

Και μην εργω κουκετι μυθωι

χθων σεσαλευται,

βρυχια δ' ηχω παραμυκαται

βροντησ, ελικεσ δ' εκλαμπουσι

στεροπησ ζαπυροι, στρομβοι δε κονιν

ειλισσουσι, σκιρται δ' ανεμων

πνευματα παντων εισ αλληλα

στασιν αντιπνουν αποδεικνυμενα,

ξυντεταρακται δ' αιθηρ ποντωι.

Τοιαδ' επ' εμοι ριπη Διοθεν

τευχουσα φοβον στειχει φανερωσ.

Ω μητροσ εμησ σεβασ, ω παντων

αιθηρ κοινον φαοσ ειλισσων,

εσοραισ μ' ωσεκδικα πασχω;

(ΠΡΟΜΗΤΘΕΩΣ ΔΕΣΜΩΤΗΣ)

 

E ora fatti e non parole: la terra trema e nelle sue profondità  rimbomba la voce del tuono; zigzagando la folgore si sprigiona; un ciclone fa turbinare la polvere; tutto l'aere è sconvolto, i venti si combattono l'un l'altro e l'etere già si confonde con il mare. Ecco che per atterrirmi la saetta si abbatte su di me in nome di Zeus. O madre maestosa e tu, Etere, che per tutti   fai girare la luce attorno al mondo, vedete  da quale ingiustizia sono lacerato ?

(Prometeo incatenato)

(Traduzione G.Neri.)


Wolfgang Goethe

 

 

Kennst du das Land, wo die Citronen blühn,

Im dunklen Laub die Gold-Orangen glühn,

Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,

Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht,

Kennst du es wohl?

Dahin! Dahin

Möcht’ ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn.

 

 Kennst du das Haus? Auf Säulen ruht sein Dach,

Es glänzt der Saal, es schimmert das Gemach,

Und Marmorbilder stehn und sehn mich an:

Was hat man dir, du armes Kind, getan?

Kennst du es wohl?

Dahin! Dahin

Möcht’ ich mit dir, o mein Beschützer, ziehn!

 

Kennst du den Berg und seinen Wolkensteg?

Das Maultier sucht im Nebel seinen Weg;  

In Höhlen wohnt der Drachen alte Brut;     

Es stürzt der Fels und über ihn die Flut,      

Kennst du ihn wohl?

Dahin! Dahin

Geht unser Weg; o Vater, laß uns ziehn!

 

Conosci tu la terra ove fioriscono i limoni,

gli aranci dorati rilucono fra le foglie scure,

  una mite brezza spira dal cielo azzurro,

il mirto immoto resta e alto si erge l’alloro,

La conosci tu, forse ?

Laggiù, laggiù

     Con te, amore mio, io vorrei andare.

 

Conosci tu la casa ? Il tetto riposa su alte colonne,

risplende la sala, la stanza riluce,

e si ergono statue di marmo che mi guardano:

Che cosa ti hanno fatto, povera bambina ?

La conosci tu forse ?

Laggiù, laggiù

     Con te, mio difensore, io vorrei andare.

 

Conosci tu la montagna e il suo sentiero fra le nuvole ?

Il mulo cerca il suo cammino nella nebbia;

Nelle grotte vive la stirpe antica dei draghi;

Si gretola la rupe e su di essa si chiudono i flutti,

La conosci tu, forse ?

Laggiù, laggiù

E’ il nostro cammino; andiamo, padre mio!

(Traduzione G.Neri)